Spesa

Voragini a Napoli: 700 cavità censite, 56 milioni

Voragini e cavità a Napoli: oltre 700 censite, 560 rilevate su 60 ettari, 56 milioni di euro stanziati con l'Ordinanza 2509. Roma ne conta circa 4.500.

Voragini a Napoli: 700 cavità censite, 56 milioni — immagine generata con IA

Le voragini a Napoli hanno alle spalle un censimento di oltre 700 cavità sotterranee, studiate con le attività avviate dall'Ordinanza 22 febbraio 1997, secondo gli atti ISPRA sullo stato dell'arte dei sinkholes che citano Pellegrino (2002). Di quelle 700, 560 sono state rilevate, per una superficie complessiva di 60 ettari e un volume di vuoti che la stessa fonte stima in 6 milioni di metri cubi. Per i dissesti idrogeologici della città lo Stato ha stanziato 56 milioni di euro con la stessa ordinanza e le sue successive modifiche.

Roma, nello stesso quadro ISPRA, ha un numero di fenomeni di sprofondamento antropogenico censiti molto più alto di quello di Napoli. Sono numeri che riguardano il terreno su cui poggiano strade e palazzi, e quindi il valore e la sicurezza di una casa. Questo articolo li mette in ordine: cosa è stato misurato a Napoli, quanto è stato stanziato, come si confronta con Roma e le altre città, e quali sono i limiti dei dati disponibili.

Quante cavità sotterranee sono state censite a Napoli?

A Napoli le attività intraprese con l'Ordinanza 22 febbraio 1997 hanno portato a censire e studiare oltre 700 cavità. Il dato è riportato negli atti ISPRA sullo stato dell'arte dei sinkholes e rimanda a Pellegrino 2002: il suo periodo di riferimento è quindi il 2002, non l'anno in corso. Va letto come una fotografia di quel momento, non come il numero attuale di cavità sotto la città.

Dentro quel totale, 560 cavità sono state rilevate, cioè misurate direttamente nelle loro dimensioni. La differenza fra le 700 cavità censite e le 560 rilevate è di 140 cavità (700 - 560 = 140): censite e studiate, ma per le quali la fonte non indica un rilievo completo.

Le cavità rilevate occupano una superficie complessiva di 60 ettari, distribuite in cavità di dimensioni diverse sotto una città densamente costruita.

Che volume hanno i vuoti sotto la città?

Il volume dei vuoti di Napoli è stimato in 6 milioni di metri cubi. La parola che conta è «stimato»: la fonte lo presenta come una valutazione, non come una misura diretta di ogni singolo vano. Se si divide la stima per la superficie, 6 milioni di metri cubi su 60 ettari (6 milioni / 60), si ottengono centomila metri cubi per ettaro. È un conto aritmetico fra due valori della stessa fonte e dà un ordine di grandezza della profondità media dei vuoti, non la descrizione di una cavità reale.

Quanto ha stanziato lo Stato per i dissesti di Napoli?

Con l'Ordinanza 22 febbraio 1997 e successive modifiche e integrazioni, lo Stato ha stanziato 56 milioni di euro per i dissesti idrogeologici della città di Napoli. La cifra è un importo ricevuto dalla città nel quadro dello stato di crisi dichiarato dallo Stato, non una spesa stimata per il futuro e non il costo totale di tutte le cavità.

Per rendere la cifra confrontabile si può dividerla per le cavità censite: 56 milioni di euro diviso 700 cavità (56.000.000 / 700 = 80.000) fa 80.000 euro per cavità. Il conto è uno scenario aritmetico fra due valori della scheda. Lo stanziamento riguarda i dissesti idrogeologici in generale e comprende anche interventi su versanti, reti idriche e fognarie, quindi il risultato non è il costo di messa in sicurezza di una singola cavità.

Che cosa è stato realizzato con quei fondi?

Secondo gli atti ISPRA, lo Stato è intervenuto dichiarando lo stato di crisi e con ordinanze di protezione civile. Il sindaco di Napoli è stato nominato Commissario Delegato e affiancato da un Comitato Tecnico di supporto. Fra gli interventi realizzati figurano opere di sostegno dei versanti, il consolidamento di edifici e di cavità, l'adeguamento della rete fognaria e del drenaggio. Gli interventi sulle reti idriche e fognarie sono indicati fra i principali.

L'elenco conta per chi guarda al sottosuolo con occhio pratico: la fonte colloca le reti idriche e fognarie fra gli interventi principali accanto al riempimento delle cavità, e quindi anche le tubature rientrano fra gli elementi da tenere sotto controllo.

Quanto costa riempire o consolidare una cavità?

Gli atti ISPRA riportano anche una lettura dei costi su un campione di casi censiti. Nel 35% dei casi del campione è stato possibile stimare i costi degli interventi. Nei casi con costi contenuti, la soglia indicata per gli interventi di riempimento delle cavità è di 50.000 euro; nei casi con costi elevati la soglia è di 1 miliardo di vecchie lire, e i casi oltre quella soglia sono 54.

Il dato va letto con le sue condizioni. La soglia di 50.000 euro e quella di un miliardo di vecchie lire sono limiti usati per classificare i casi del campione, non prezzi di listino. Il campione, inoltre, comprende solo i casi per cui la stima era possibile, cioè il 35%: sul resto la fonte non fornisce una cifra. Un terzo del campione, infine, ha richiesto interventi compositi, cioè più lavorazioni insieme, e questo rende ancora meno lineare il confronto fra un caso e l'altro.

Chi paga quando il problema è sotto il tuo edificio?

Gli atti ISPRA citati non indicano come i costi si ripartiscano fra proprietari, condomìni ed enti pubblici nei singoli casi, e quindi la domanda non ha risposta in questa fonte. Quello che i dati dicono è l'ordine di grandezza: da interventi sotto i 50.000 euro, nei casi a costo contenuto, fino ai 54 casi sopra il miliardo di vecchie lire. Su cifre di questo tipo, sapere prima se la zona è soggetta a cavità sposta il conto da una spesa imprevista a una voce nota.

Illustrazione: Quanti eventi con vittime ci sono stati a Napoli? — immagine generata con IA

Quanti eventi con vittime ci sono stati a Napoli?

A Napoli, a partire dal 1971, si sono verificati 9 eventi con vittime legati ai dissesti da cavità, secondo gli atti ISPRA. Il dato è un conteggio di eventi, non di persone, e il periodo parte dal 1971 fino al momento della rilevazione della fonte, che è del 2002.

Nello stesso quadro, il Dipartimento della Protezione Civile riceve ogni anno segnalazioni di dissesti da cavità e da sprofondamento. Dal 1990 gli esperti del G.N.D.C.I. e del C.N.R. hanno effettuato 20 sopralluoghi su dissesti da cavità sotterranee, su richiesta delle regioni. I sopralluoghi forniscono consulenza sul dissesto e sugli elementi a rischio: sono quindi interventi di valutazione, non lavori di consolidamento.

Roma e Napoli: come si confrontano le voragini censite?

Il confronto geografico parte dai dati ISPRA degli indicatori ambientali, riferiti al 2024. A Roma i fenomeni di sprofondamento antropogenico censiti sono molto più numerosi che a Napoli; a Cagliari e Palermo i sinkholes antropogenici sono alcune centinaia. Il termine «antropogenico» indica fenomeni legati all'attività umana, come cavità scavate, gallerie e sottoservizi, e non allo sprofondamento naturale del terreno.

Il rapporto fra le due città è netto: Roma conta molti più fenomeni di Napoli. La lettura richiede cautela, perché i due numeri misurano cose vicine ma non identiche, rispettivamente fenomeni censiti e eventi, e perché il censimento dipende anche da quanto si è cercato e segnalato in ciascuna città. Il confronto indica una scala, non una classifica di pericolosità.

E nel resto del Paese?

Gli stessi indicatori ISPRA riportano anche numerosi casi di sprofondamento naturale censiti e studiati in aree di pianura, altopiano o fascia pedemontana. È un conteggio diverso per natura e per territorio: riguarda i fenomeni naturali, non quelli antropogenici di Roma e Napoli, e non va sommato a questi.

Messi insieme, i dati distinguono due famiglie. Da una parte lo sprofondamento naturale, diffuso su un gran numero di casi studiati; dall'altra quello antropogenico, concentrato nelle grandi città dove sotto le strade ci sono cave, gallerie e reti di servizio. A Roma e a Napoli il secondo tipo è quello che i numeri ISPRA descrivono con più precisione.

Perché le cavità contano per chi compra casa?

Per chi acquista, i dati di Napoli cambiano la domanda da fare: non se la città abbia cavità, ma in quale punto della città e con quali interventi già fatti. Con 700 cavità censite in un'area urbana e 60 ettari rilevati, il sottosuolo è una caratteristica documentata dell'edificio come lo sono la classe energetica o l'anno di costruzione.

La scheda ISPRA dice che le cavità sono state censite, rilevate e in parte consolidate; non dice, però, dove si trova ciascuna di esse e non pubblica una mappa per indirizzo. I numeri aggregati non permettono di sapere se un singolo immobile è interessato. Per questo il passaggio operativo resta documentale: l'indicazione che accompagna i dati del Paese è di consultare le mappe di pericolosità geologica regionali prima di una compravendita o di lavori edilizi. Il contenuto è informativo e non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione su prodotti.

Che cosa dicono i numeri sulle reti sotterranee?

Il fatto che, fra gli interventi principali a Napoli, la fonte indichi le reti idriche e fognarie accanto al riempimento delle cavità sposta l'attenzione su un punto: il vuoto non è solo quello scavato in passato nel tufo, ma anche quello che può formarsi dove un tubo perde. Secondo quanto riportato da Idealista, una voragine da cedimento per erosione interna si innesca in tempi rapidi dalla comparsa dei primi segnali, e questo dato descrive una dinamica rapida, non una media osservata a Napoli.

Illustrazione: Che cosa non dicono questi dati? — immagine generata con IA

Che cosa non dicono questi dati?

Quattro limiti vanno tenuti presenti. Il primo è l'età: le cifre su cavità, superficie, volume e interventi di Napoli risalgono al 2002, mentre i dati su Roma e sugli eventi di Napoli sono del 2024. Il secondo è la natura: il volume di 6 milioni di metri cubi è una stima, le 560 cavità rilevate sono un conteggio, i 56 milioni di euro sono un importo ricevuto.

Il terzo limite riguarda il costo. Il campione con stima dei costi copre il 35% dei casi e le soglie di 50.000 euro e di 1 miliardo di vecchie lire sono limiti di classificazione. Il quarto è la copertura: gli atti non dicono quante delle 700 cavità siano state poi riempite o consolidate, e quindi non permettono di calcolare quanto resti da fare.

Anche il termine ha una storia: «sinkhole» è stato coniato nel 1968 da Fairbridge, ed è entrato nel lessico tecnico italiano per indicare sia i fenomeni naturali sia quelli legati alle cavità scavate dall'uomo. Nella documentazione ISPRA i due piani convivono, ed è per questo che il censimento di Napoli parla di cavità e quello di Roma di fenomeni antropogenici.

Quanto pesano 56 milioni di euro rispetto al sottosuolo di Napoli?

Il rapporto fra stanziamento e vuoti si può esprimere in due modi, entrambi scenari aritmetici costruiti sui numeri della scheda. Il primo: 56 milioni di euro diviso 700 cavità (56.000.000 / 700 = 80.000) fa 80.000 euro per cavità censita. Il secondo: 56 milioni di euro diviso 6 milioni di metri cubi di vuoti stimati (56 milioni / 6 milioni) dà un rapporto fra stanziamento e volume stimato, espresso in euro per metro cubo.

Nessuno dei due è un costo unitario di intervento. Lo stanziamento ha coperto anche versanti, edifici, drenaggio e reti, mentre il volume è una stima e non tutte le cavità richiedono riempimento. Mostrano solo che la cifra, grande in assoluto, si distribuisce su un sottosuolo molto esteso: 60 ettari di cavità rilevate sotto una città.

Che cosa resta da seguire dopo questi dati?

I numeri da tenere sotto osservazione sono quelli degli indicatori ISPRA su Roma, Napoli, Cagliari e Palermo, riferiti al 2024, e quelli sullo sprofondamento naturale, che hanno una data di riferimento propria. Un nuovo aggiornamento dirà se i fenomeni di Roma e gli eventi di Napoli sono cresciuti per nuove segnalazioni o per nuovi censimenti.

Il dato chiave, intanto, resta quello di Napoli: oltre 700 cavità censite, 560 rilevate su 60 ettari, 6 milioni di metri cubi di vuoti stimati, 56 milioni di euro stanziati e 9 eventi con vittime dal 1971. Sono cifre che per la città sono ferme al 2002, e il prossimo aggiornamento degli indicatori ISPRA dirà quanto il sottosuolo sia cambiato da allora.