Prezzi 2000-2025: utenze +120%, alimentari +90%
Tra 2000 e 2025 abitazione e utenze +120%, alimentari +90%, prezzi al consumo +63% (Istat, analisi Codacons). Cosa significa in euro al mese.

Tra il 2000 e il 2025 i prezzi al consumo in Italia sono saliti in media del 63%. Nello stesso periodo abitazione e utenze domestiche sono aumentate del 120% e gli alimentari del 90%, mentre i servizi di istruzione e sanità hanno registrato aumenti rimasti inferiori al 30%. Sono variazioni cumulate su venticinque anni, nei dati Istat letti dal Codacons e ripresi dall'Osservatorio Prezzi di QuiFinanza.
Che cosa si confronta tra il 2000 e il 2025?
Il confronto mette a fianco due momenti, il 2000 e il 2025, e misura di quanto è cambiato il prezzo di ciascuna voce. Non è un prezzo medio in euro: è una variazione percentuale cumulata, calcolata dall'Istat sui prezzi al consumo. Il Codacons ha analizzato questi dati a partire dal report Istat «Storie di dati», che mette in fila beni e servizi primari.
Il dato di partenza è il 63% di aumento medio dei prezzi al consumo tra il 2000 e il 2025. Tutte le altre voci si leggono rispetto a questa media: sopra il 63% una voce è rincarata più del paniere complessivo, sotto il 63% meno.
Quali voci sono rincarate più della media?
Abitazione e utenze domestiche, in Italia, segnano +120% tra il 2000 e il 2025. È la variazione più alta tra quelle riportate, quasi il doppio dell'aumento medio del 63%. Rientrano in questa categoria le spese legate alla casa e alle bollette di energia e simili.
Gli alimentari seguono con +90% nello stesso periodo. La spesa quotidiana è quindi rincarata di circa un terzo in più rispetto alla media generale dei prezzi, che si ferma al 63%.
Il Codacons segnala anche un gruppo di voci i cui prezzi, tra il 2000 e il 2025, sono cresciuti di oltre il 100%: case, utenze, alcolici, tabacchi e servizi finanziari. In questo elenco le utenze compaiono insieme ad altre spese, e la soglia del 100% è riferita all'intero gruppo, non a ogni singola voce.

Quali voci sono rincarate meno?
I servizi di istruzione e sanità, in Italia, hanno registrato tra il 2000 e il 2025 aumenti rimasti inferiori al 30%, contro il +63% della media dei prezzi al consumo. La differenza tra le voci è ampia: dagli aumenti sotto il 30% fino a +120% nello stesso arco di venticinque anni.
La distanza tra beni e servizi si vede anche in un orizzonte più lungo. In un periodo che parte dagli anni Cinquanta i prezzi dei beni sono cresciuti di 30 volte, quelli dei servizi di 60 volte, secondo il confronto proposto dal Codacons sui dati Istat. Il periodo e il paniere sono diversi da quelli del 2000-2025, quindi i due gruppi di numeri non si sommano e non si sostituiscono.
Quanto pesa in euro un aumento del 90% o del 120%?
La scheda dei dati fornisce solo variazioni percentuali, senza una base in euro, e noi non ne inventiamo una. Il dato è questo: tra il 2000 e il 2025 i prezzi degli alimentari in Italia sono aumentati del 90%. In pratica, lo stesso carrello della spesa, a parità di quantità, costa il 90% in più rispetto al 2000.
Lo stesso ragionamento vale per abitazione e utenze domestiche: la scheda indica un aumento del 120% tra il 2000 e il 2025. Significa che il prezzo è più che raddoppiato. Anche qui si tratta di una variazione percentuale dei prezzi, non di una cifra in euro per famiglia né di una media dei bilanci familiari.
Per confronto, l'aumento medio dei prezzi al consumo indicato dalla scheda è del 63% nello stesso periodo. Il 90% degli alimentari e il 120% di abitazione e utenze stanno dunque sopra quella media: la distanza tra la media e le due voci più pesanti per il bilancio quotidiano, alimentari e casa, è un conto nostro per differenza con i numeri della scheda: 90 − 63 = 27 punti percentuali per i primi e 120 − 63 = 57 punti percentuali per la seconda voce.

Il 2022 ha cambiato qualcosa?
La stessa cifra, il 100%, compare però in due storie molto diverse. Da una parte c'è la corsa dei prezzi dei beni in Italia dopo lo shock energetico del 2022, un'impennata concentrata in pochi mesi e subita da tutti allo stesso modo. Dall'altra ci sono le case, le utenze, gli alcolici, i tabacchi e i servizi finanziari, che tra il 2000 e il 2025 hanno percorso una distanza analoga, ma lentamente, un anno dopo l'altro. Il punto di arrivo è simile, il modo in cui si è vissuto cambia del tutto.
Il Codacons richiama inoltre l'instabilità successiva allo shock del 2022 e indica, tra le attese, una nuova impennata dei prezzi a inizio 2026, legata al conflitto nel Golfo Persico. È un'attesa dell'associazione, non una rilevazione Istat: nei dati disponibili non c'è una misura di quanto potrebbe pesare.
Che cosa dicono i venticinque anni di dati?
Nei venticinque anni dal 2000 al 2025 le voci che pesano ogni giorno sul bilancio, casa, utenze e alimentari, sono rincarate più dei prezzi in media. Le voci meno cresciute, istruzione e sanità, con aumenti inferiori al 30%, sono quelle che pesano meno nell'aumento complessivo del carrello. Una famiglia che spende per mangiare e per far funzionare la casa si trova quindi nella parte alta della scala: +90% e +120%, contro il 63% della media.
Per le energie e le utenze il quadro resta quello del 2025: l'ultima misura disponibile è un +120% cumulato, e la bolletta di oggi si confronta con quella del 2000 voce per voce. Per decisioni sui contratti di energia servono condizioni aggiornate e fonti ufficiali, perché una variazione storica non dice quanto costerà il prossimo anno.
Il 63% è la media, ma una famiglia non paga la media: paga la casa, le utenze e la spesa, che nel confronto con il 2000 stanno tra +90% e +120%.

