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Modello Redditi PF: scadenza 30 settembre, cosa rischi

Modello Redditi PF entro il 30 settembre: sanzione minima 250 euro, fino al 120% delle imposte dovute. Cosa cambia se presenti in ritardo.

Modello Redditi PF: scadenza 30 settembre, cosa rischi

Il 30 settembre è la scadenza per presentare il Modello Redditi Persone Fisiche. Superata questa data senza inviare nulla, la sanzione minima per omessa dichiarazione parte da 250 euro anche se non devi imposte. Se invece hai imposte dovute e non versate, la sanzione può arrivare al 120% dell'importo non dichiarato. Riguarda chi non ha potuto o voluto usare il 730: partite IVA, redditi da locazione, redditi esteri, plusvalenze, o semplicemente chi non ha un sostituto d'imposta che gestisca la dichiarazione precompilata per lui.

Chi deve usare il Modello Redditi PF e chi no

Il 730 è riservato a lavoratori dipendenti e pensionati con un sostituto d'imposta che possa effettuare i conguagli in busta paga o cedolino. Chi ha partita IVA, chi ha redditi non dichiarabili nel 730 (alcuni redditi da capitale, plusvalenze, redditi prodotti all'estero) o chi semplicemente non ha inviato nulla entro i termini del 730, deve passare al Modello Redditi PF. La scadenza del 30 settembre è quella valida per l'invio telematico di quest'anno.

Non c'è una soglia di reddito minimo sotto la quale l'obbligo scompare automaticamente: anche chi ha importi modesti da dichiarare, se rientra nei casi previsti, deve presentare il modello entro la data indicata.

Cosa succede se non presenti nulla

Qui conta soprattutto la distinzione fra due scenari. Primo: non devi imposte, o il saldo è a tuo favore, ma comunque eri tenuto a presentare la dichiarazione. In questo caso la sanzione per omessa dichiarazione è comunque dovuta, con un minimo fissato a 250 euro. Non è collegata all'importo delle imposte, perché non ce ne sono da recuperare: è una sanzione fissa per l'inadempimento formale.

Secondo scenario: dovevi versare imposte e non lo hai fatto, oltre a non aver presentato il modello. Qui la sanzione sale al 120% delle imposte dovute. Su un debito d'imposta di 3.000 euro, significa una sanzione aggiuntiva di 3.600 euro, oltre all'imposta stessa. Il conto complessivo, fra imposta e sanzione, arriva a 6.600 euro su un debito iniziale di 3.000.

Figura 1

La differenza fra omettere e ravvedersi

Chi si accorge dell'errore e presenta comunque la dichiarazione spontaneamente, anche oltre il termine ma prima che arrivi un controllo, ha una via di uscita meno onerosa. In questo caso la sanzione scende al 75% dell'imposta dovuta, invece del 120%. Sullo stesso debito di 3.000 euro, la sanzione ridotta è di 2.250 euro: il conto totale scende da 6.600 a 5.250 euro. Sono 1.350 euro di differenza sullo stesso importo dovuto, solo per aver agito prima di un accertamento.

Anche nel caso senza imposte dovute, presentare tardivamente ma spontaneamente riduce l'esposizione: la sanzione minima di 250 euro può arrivare fino a un massimo di 1.000 euro nei casi più gravi di omissione totale, ma resta comunque un ordine di grandezza diverso rispetto a un accertamento avviato dall'Agenzia delle Entrate.

Il costo in euro, messo in fila

Vale la pena tradurre i numeri in un caso concreto. Chi deve 3.000 euro di imposte e non presenta nulla entro il 30 settembre, né successivamente, rischia una sanzione del 120%: 3.600 euro, sommati ai 3.000 dovuti, per un totale di 6.600 euro. Se invece si attiva da solo, anche in ritardo, la sanzione scende al 75%: 2.250 euro, per un totale di 5.250 euro. La differenza fra i due scenari, 1.350 euro, è il prezzo esatto dell'attesa fra il non fare nulla e il fare qualcosa, anche fuori tempo.

Su base mensile, se si considera un anno di rateizzazione di una sanzione da 3.600 euro, il peso è di 300 euro al mese; con la sanzione ridotta a 2.250 euro, scende a 187,50 euro al mese. Sono la differenza fra due scelte fatte nello stesso identico giorno di ritardo.

Figura 2

Gli errori che aggravano il quadro

Secondo l'analisi di QuiFinanza sugli errori più comuni nella dichiarazione dei redditi, i problemi non nascono solo dall'omissione totale. Calcoli sbagliati, detrazioni non spettanti inserite per errore, o omissioni parziali di redditi possono generare sanzioni amministrative autonome, distinte da quella per omessa dichiarazione. Un errore di calcolo che porta a un'imposta versata inferiore al dovuto è trattato diversamente da un'omissione totale, ma resta comunque sanzionabile con percentuali che vanno rapportate all'importo non versato.

Questo significa che presentare qualcosa, anche con qualche imprecisione, tende a essere meno rischioso che non presentare nulla. La sanzione per errore si applica sulla differenza; quella per omessa dichiarazione si applica sull'intero importo dovuto, con l'aggravante del 120% anziché delle percentuali più contenute previste per le correzioni.

Chi non ha nulla da versare non è comunque escluso

Un punto che genera confusione ogni anno: chi ha un saldo a zero, o addirittura a credito, pensa spesso di non essere tenuto a presentare nulla. Non è così se rientra nei casi di obbligo dichiarativo. La sanzione minima di 250 euro si applica proprio a questo scenario: nessuna imposta da versare, ma obbligo dichiarativo non rispettato. È la sanzione più bassa del sistema, ma resta una sanzione fissa, indipendente dall'importo delle imposte.

Il 30 settembre non è una data flessibile. Chi rientra nell'obbligo di presentazione del Modello Redditi PF e non lo fa entro quella scadenza si trova davanti a due strade diverse, a seconda di quanto tempo lascia passare prima di rimediare da solo.

Contenuto informativo, non consulenza fiscale. Verifica sempre requisiti, scadenze e istruzioni ufficiali sul sito dell'Agenzia delle Entrate o con un professionista abilitato.